
Osservando un robot per la disinfezione che si muove all’interno di un terminal affollato, si capisce bene qual è il vero limite: i secondi sono fondamentali. Una lampada UVC convenzionale rallenta il processo di disinfezione, richiedendo tempi di esposizione più lunghi e consumando molta più energia. Noi abbiamo progettato la nostra lampada a mercurio a alta densità energetica, in modo da poter generare una luce intensa a 254 nm, consentendo così di distruggere il DNA dei microrganismi in meno passaggi.
Dal punto di vista tecnico
Si tratta di una lampada a emissione di vapore di mercurio ad alta pressione, progettata per funzionare nella fascia di lunghezza d’onda necessaria per la disinfezione, cioè a 254 nm. Riusciamo a raggiungere un’intensità di irradiazione superiore a 200 mW/cm² sul piano di lavoro, mantenendo al contempo la stabilità dell’arco elettrico. Inoltre, utilizziamo una geometria dei riflettori che permette di mantenere il fascio di luce ben focalizzato. Poiché l’intensità di emissione viene misurata in mJ/cm² per ogni passaggio, riusciamo a mantenere la precisione della dose entro il ±3%, indipendentemente dal tempo di riscaldamento della lampada o dal ciclo di lavoro. L’involucro in quarzo viene scelto per garantire una buona trasmissione delle radiazioni UVC; inoltre, la lampada funziona senza produzione di ozono. Dal punto di vista elettrico, la lampada è compatibile con i sistemi di alimentazione del robot: ingresso a 24 V DC, accensione controllata e regolazione tramite inverter, in modo da mantenere costante l’intensità delle radiazioni anche quando la tensione della batteria diminuisce.
Perché è adatta a questo compito
Un tempo di permanenza più breve significa che il robot può effettuare più cicli di disinfezione per ogni carica, riducendo così i tempi necessari per pulire le aree interessate. Grazie all’intensità elevata delle radiazioni, il robot riesce a ridurre i tempi di esposizione, con una riduzione fino al 40% nei layout tipici degli ambienti. La regolazione intelligente dell’intensità garantisce che la dose di radiazioni sia uniforme su tutte le superfici, evitando così di sovraesporre le zone a basso rischio o di sotto-dosare gli angoli più nascosti. La dimensione della lampada è sufficientemente ridotta da poter essere installata anche in spazi ristretti; inoltre, la struttura termica previene la formazione di punti caldi che potrebbero danneggiare i componenti circostanti. Si prevede che la lampada mantenga un funzionamento stabile per oltre 9.000 ore, con una perdita di efficienza inferiore all’8% alla fine del suo ciclo di vita.
Cose importanti da tenere a mente
L’alta intensità delle radiazioni UVC richiede sistemi di sicurezza attivi e validazione dei sensori: non bisogna mai disattivare i meccanismi di sicurezza. È importante verificare l’allineamento ottico e mantenere i riflettori puliti; infatti, anche uno strato sottile di polvere può ridurre significativamente l’efficacia delle radiazioni. Bisogna inoltre assicurarsi che la lampada funzioni correttamente grazie al sistema di raffreddamento. Alla massima intensità di emissione, la lampada ha bisogno di aria forzata continua per rimanere entro i limiti di temperatura consentiti. Infine, è importante abbinare la lampada al profilo di accensione e all’algoritmo di dosaggio previsto dal controllore: eventuali irregolarità nell’avvio della lampada potrebbero compromettere l’accuratezza dei dati relativi alla dose di radiazioni.