
I materiali utilizzati per la stampa all’aperto sono sottoposti a durissime condizioni climatiche: sole, pioggia e variazioni di temperatura. Se la polimerizzazione avviene solo in superficie, i pigmenti tendono a staccarsi e l’immagine inizia ad sbiadire. Quindi la domanda fondamentale è pratica: quanti anni di stabilità cromatica si possono ottenere da una stampa effettuata con tecnologia UV?
Potenza, spettro e profondità di polimerizzazione
Le lampade per polimerizzazione UV Uvitron sono basate su lampade a vapore di mercurio ad alta pressione, progettate per garantire un output spettrale uniforme. Le lunghezze d’onda dominanti, 365 nm e 366 nm, favoriscono una polimerizzazione profonda degli inchiostri e dei rivestimenti a base di acrilati. L’intensità luminosa sul piano del substrato raggiunge i 1,2–1,8 W/cm²; quindi, in un singolo ciclo di trattamento, vengono forniti 600–1200 mJ/cm² di energia. Questa densità energetica permette che i fotoiniziatori agiscano in tutto lo strato di inchiostro, non solo in superficie.
I riflettori sono realizzati in alluminio anodizzato ad alta purezza, con uno strato dicroico che orienta la luce verso le lunghezze d’onda ultraviolette necessarie per la polimerizzazione. L’output rimane stabile per 2000 ore, con una diminuzione dell’intensità luminosa inferiore all’8%, purché si mantengano le condizioni operative indicate.
Perché funziona bene per i materiali utilizzati all’aperto
La durabilità dei materiali all’aperto dipende dal livello molecolare. Una polimerizzazione completa a 365 nm permette di ridurre i monomeri residui e i fotoiniziatori non reagiti; questi elementi sono responsabili dello sbiadimento e dell’invecchiamento dei materiali sotto l’effetto dei raggi UV. Dopo 2000 ore di esposizione a raggi xenon, i campioni trattati con un’intensità luminosa di almeno 800 mJ/cm² presentano una variazione di colore inferiore a 2.
In pratica, ciò significa che i materiali mantengono il proprio colore per 3–5 anni, a seconda della concentrazione dei pigmenti, dello spessore del rivestimento e delle condizioni climatiche locali. Inoltre, la velocità di stampa è elevata: è possibile stampare fino a 120 m/min, senza alcun ritardo legato al riscaldamento delle lampade. Il consumo energetico è prevedibile: i sistemi tipici consumano tra 1,2 e 2,0 kW, con una densità energetica proporzionale alla larghezza del materiale da stampare.
Note sull’installazione e sulla compatibilità
Queste lampade non producono ozono e funzionano a temperature inferiori rispetto ai modelli precedenti. Tuttavia, è comunque necessario gestire il calore prodotto. È importante assicurarsi che l’aria circoli attorno alla lampada e al riflettore, mantenendo puliti i componenti interni. La lampada deve essere integrata nel sistema di stampa tramite i connettori appropriati; inoltre, è necessario allineare il piano focale con il substrato. Per verificare l’output spettrale, è possibile utilizzare un radiometro calibrato. La compatibilità dipende dal tipo di fotoiniziatore utilizzato: quelli progettati per operare a 385–405 nm permettono una polimerizzazione più rapida, ma potrebbero non funzionare bene nei sistemi che operano a 365 nm. È consigliabile sostituire le lampade dopo circa 2000–3000 ore di utilizzo, per mantenere l’intensità luminosa desiderata.